Il Principio Nuziale

“Figlio, tu sei sempre con me
e tutto quello che è mio è tuo
(vieni a fare festa con noi)”
(cfr. Luca 15, 31)

Gli uomini del nostro tempo non si fidano più di Dio.

Come figli minori hanno visto cosa è successo ai loro fratelli maggiori che sono stati ultra-religiosi: obbedendo a Dio sono diventati intransigenti verso i loro simili, ottusi rispetto alle ragioni altrui, persecutori verso le loro debolezze, puritani rispetto al buon vivere, distanti dalla sensualità del corpo, refrattari all’affetto, alla gioia, alla festa, mortificanti verso se stessi e proiettati con sguardo duro a un al di là, con il terrore di un Giudizio. Senza festa né prima né dopo. I loro fratelli maggiori si sono appropriati del Codice morale e religioso (la Legge) e hanno confuso il Padre con il Padrone, l’Amante con l’Estraneo. Si sono impossessati del Codice, invece di lasciarsi spossessare dal Desiderio l’uno per l’Altro, come tra due sposi. Il narcisismo dei bigotti lasciava Dio in una completa estraneità, non di meno del narcisismo del figlio minore: “che c’entri con me? Mi sono guadagnato i miei meriti, ora dammi ciò che mi spetta (e tu per la tua strada io per la mia)”.

Credo che gli uomini del nostro tempo non stiano rifiutando Dio, ma l’idea di Dio che i nostri fratelli maggiori ci hanno trasmesso: un’idea FONDAMENTALISTA di Dio. Sono arrabbiati con questo Dio. Sono offesi da Lui. Sono delusi da Lui. Si sentono traditi da Lui.

Reclamano allora di prendersi la loro parte, i doni di Natura che hanno ricevuto, e di farne quello che vogliono. Cercano di guarirsi da soli con la Medicina, di rendersi la vita più comoda con la Tecnica, di comprendere tutto ciò che c’è da capire con la Scienza e di relegare il residuo nella Superstizione, di connettersi in Rete per parlare tutti la stessa lingua (come a Babele!), di diventare ipertolleranti su tutto (in reazione al fondamentalismo incendiario o bombarolo) e sono diventati bravissimi a non giudicare più nessuno, neanche se stessi, hanno proprio rinunciato a discernere il bene e il male (come a Sodoma!). E’ sufficiente l’utile (come per gli animali). Ma già stanno perdendo la loro “natura” e sentono di puzzare e di grugnare come porci… e già si accorgono che diventano estranei gli uni agli altri, che si usano come prostitute, che nessuno dà e riceve amore gratuito, l’unico che sazia… Persa la nuzialità con Dio, la perdono anche tra uomini e la perdono anche in se stessi: si perdono. Si consumano.

Occorre una nuova evangelizzazione.

Occorrono dei giullari che facciano squillare l’invito a una Festa. Occorre gente festosa che, cercando fratelli tra i porci, li abbraccino, portino loro un po’ del profumo di Casa e offrano loro il sorriso di un Buongiorno: Shalom!

Occorrono sposi che, a due a due, mostrando in se stessi con gioia l’amore nuziale di Dio, risveglino la Coscienza di ciascuno al Desiderio in cui sono posti da sempre: il desiderio di essere amati e di restituire amore. Come tra due sposi nell’abbraccio dei loro corpi.

Occorrono annunciatori del regno che dicano: “Accorgiti che tu sei sempre con Lui. La tua ragione, la tua consapevolezza, i tuoi desideri di bene, la tua libertà, la tua vita, il tuo corpo, le persone che ami… tutto è da Lui. Perché Egli non è una cosa tra altre cose, non è un potente tra altri potenti: Egli è il tuo Principio, è Colui che ti permette di esistere e di godere di ogni bene e di desiderarne ancora di più. Egli gode che tutto quello che è suo, sia tuo! E ti invita a riconoscerlo e ad esserne riconoscente. Ad accoglierlo, come Lui ti ha accolto fin dal principio e ti accoglie al principio/fondo del tuo essere. Ti invita a far festa con Lui: tu nella sua Casa e Lui nella tua. Tu in Lui e Lui in Te come due sposi. Ti invita alle nozze, perché il tuo Principio è nuziale. E tu sei come lui, a sua immagine”.

Ma occorre che vadano presto, prima che non ci sia più nessuno che riconosca non dico il desiderio di Cielo, ma anche solo la consapevolezza di essere qualcosa di diverso da un animale, qualcosa in più… di un pur splendido maiale!

Occorre una Teologia Nuziale. Occorre una Pastorale nuziale. Occorre una Cura d’anime nuziale. E anche una Cura di corpi nuziale, una Economia nuziale, una Psicoterapia e una Pedagogia nuziale. Occorre ripartire dal Principio. Restituire agli uomini l’immagine autentica di Dio, quella che è fin dal principio, quella che precede il nostro narcisismo, il nostro peccato di origine (in cui ci siamo fatti origine/principio di noi stessi), quella che è naturalmente impressa nei nostri corpi sessuati, che ci fanno desiderare l’un l’altro, che ci fanno tendere l’uno verso l’altro, ci fanno sentire l’altro come “carne mia”, il bene suo come mio e il bene mio come suo, che ci fanno sentire di poter stare bene insieme et/et e non aut/aut, che ci fanno essere nudi senza vergogna, che ci fanno sentire distinti ma una cosa sola, che ci fanno sperimentare che dando si riceve e ricevendo si dà, e che prendendosi a cuore reciprocamente nella miseria della propria solitudine (miseri-cordia) ci si salva insieme, vivendo la gioia di un paradiso in terra, aperti alla vita da far fiorire ancora e ancora e ancora, come gratuitamente l’abbiamo ricevuta…

Occorre ripartire dai nostri corpi, da ciò che in principio ci costituisce uomini (a sua immagine!) nella nostra costituzione maschio-femmina.

E subito questo Principio si rende visibile e si mostra nuziale.

  • Nuziale alla nostra consapevolezza: si lascia infatti conoscere come altro da noi, ma tale da poter essere accolto in noi! E reciprocamente si fa conoscere come Colui che ci ospita in sé, ma custodendoci come altri da Sé.
  • Nuziale al nostro desiderio: perché possiamo desiderarlo, sapendoci da sempre desiderati. “Nei nostri corpi si rende visibile l’invisibile: lo spirituale, il divino” (Giovanni Paolo II).

Si rende visibile il Principio in cui siamo posti. E questo Principio è Nuziale. E questo Mistero è Grande!

Urge una Teologia del Principio Nuziale. Che sia universale. Accessibile a tutti gli uomini con la loro ragione e con i dati della loro esperienza. Che sia riconoscibile strutturalmente al fondo/principio del nostro essere. Che sia logicamente prima della Rivelazione, che avviene nella storia e che si trasmette con un annuncio e che prevede un compimento. E prima della Croce/Resurrezione che è la contro-risposta di Dio alla grande deviazione del Peccato. Urge una Teologia del Principio Nuziale, da cui tutto parta e a cui tutto si volga come Compimento.

 

E urge una Psicologia del Principio Nuziale. Che mostri “come siamo fatti” e che riconosca il ben-essere nel “rispetto/riconoscimento/riguardo” di questo “bene” che “c’è” in noi e che ci costituisce appunto come uomini (e non solo come polvere o biologia o etologia).

Urge una Psicoterapia che per parlare dell’amore umano non debba ridurlo all’ “attaccamento” che vediamo nei maiali. Una psicoterapia che per non essere serva di nessuna ideologia (né della soggettività narcisistica del terapeuta o di quella del paziente) deve liberare l’uomo, restituendolo a se stesso, alla sua natura più profonda, riconoscibile al fondo della sua spontaneità e accessibile alla sua Coscienza (vedi “Maestro interiore”). Una psicoterapia che, proprio nella consapevolezza dell’intrinseca apertura di ogni uomo a Dio, trova le coordinate del benessere psichico, che, nella misura in cui non è diretta espressione di un malessere organico, ha sempre a che fare con il rispetto dell’umano in quanto umano: cioè con la sua moralità e la sua spiritualità.

La proposta che facciamo è quella di creare un Gruppo di lavoro che, unendo competenze teologiche, filosofiche e psicologiche (ovvero facendo interfacciare argomenti razionali e prove empiriche con la tradizione teologica e spirituale cattolica, ovvero facendo incontrare una Teologia del Corpo per così dire “dall’alto” con una “dal basso”), possa fare da base ad una Psicoterapia che si riconosca dentro il Principio Nuziale. Ovvero non solo dentro un paradigma genericamente antropomorfico o personalistico, ma esplicitamente nuziale:

  1. sia rispetto all’intersoggettività umana,
  2. sia rispetto all’intersoggettività con il Principio,
  3. che si offre a noi:
    1. come Soggetto,
    2. ma anche come Intenzione espressa nella “forma” in cui siamo fatti e quindi nei principi etici naturali.

Per dare un’idea della drammaticità della situazione attuale basti pensare che non solo non possiamo più legittimamente come psicoterapeuti riconoscere come “normale” o “naturale” il rapporto sessuale tra un uomo e una donna (espressione “logica” della logica con cui i nostri corpi si danno alla nostra autocomprensione) o la paternità e maternità naturali, ma tra un po’ non potremo neppure difendere la legittimità di una superiorità dell’uomo sul maiale…

Credo che gli uomini del nostro tempo non stiano sentendo meno di altri il desiderio di Dio. Ma che stiano reagendo alla Religione che si è presentata come Fondamentalismo (in passato quella Cattolica o Protestante, ora quella Musulmana). A quella religione che ha parlato di “volontà” di Dio come se fosse altro dai nostri desideri più profondi di bene; che ha posto Dio da un’altra parte rispetto al sesso, al corpo, al piacere; che ha alienato in un al di là il nostro desiderio di felicità ora; che ha imposto una morale estrinseca e costrittiva; che si è chiamata fuori dalla scienza; che ha ritenuto superflui a volte anche la verifica fattuale o la verifica della propria esperienza soggettiva; che ha mortificato la ragione che si interroga o la volontà che con fatica e gradualmente raggiunge il bene per sé (e che rimane sempre e comunque al bene possibile per sé ora); che ha mostrato questo Bene non come una stella verso cui orientarsi, ma come un rigido binario da cui non si può minimamente deragliare; che si è chiusa nell’evasione, nel rigorismo fanatico, nel magico o nell’aperta intolleranza…

E si rivolgono altrove in cerca di pace, amore, verità, in un contatto spirituale con il Trascendente: vedi religione e pratiche orientali, vedi cultura New Age, più percepite come “dalla parte del Sé”, della propria felicità e della pace tra gli uomini…

Eppure abbiamo come Cattolici in mano non una Religione, ma la Fiducia in un Principio in cui siamo posti. In una verità che è accessibile con i nostri sentimenti più intimi, con la nostra ragione e con i nostri sensi (quindi anche attraverso la Scienza, che tra l’altro è, sia genealogicamente, sia logicamente, espressione del Cattolicesimo!), prim’ancora che con l’annuncio evangelico, che si dà comunque in una esperienza di incontro umano (e quindi ancora fatta di sensi, sentimenti e ragione). Una verità che non si impone, ma che si mostra da sé. Una verità che si offre a ogni possibile verifica! E che non chiede mai un’obbedienza cieca e irragionevole. Una verità che è nuziale essa stessa, ponendosi sempre come una oggettività davanti a un soggettività, che viene attratta a sé, ma sempre lasciandola libera di riconoscerla o meno (si può infatti anche non ammettere l’evidenza!).

Abbiamo tra le mani la fiducia nella Realtà, che ci dice il vero e ci rimanda oltre. Nella Carne, che ci lega nella compassione e nel desiderio! Nella Natura stessa dell’uomo, che è già “in Cristo”!

Siamo noi gli esperti da sempre di Psicologia della Felicità! Eppure, chissà come, siamo diventati muti (come Zaccaria!) rispetto all’annuncio della Gioia, che ci rende uomini. Della gioia Nuziale!

Occorre allora ripartire da un annuncio più autentico di chi è Dio, perché gli uomini del nostro tempo possano riconoscerlo per quello che è: Colui che non solo fa battere il loro cuore, ma lo fa battere di desiderio. Di desiderio di bene, di desiderio di amore. Di desiderio di Sé.

E ponendoci in questo desiderio, ci pone in una promessa (pro-messi). Di un compimento.

E’ il Dio che apparendo ai suoi dice: “Buon giorno” (il desiderio di bene che tutti ci scambiamo e ci tramandiamo). E che, a differenza di tutti noi, quello che dice, può realizzarlo pienamente. Come alla Samaritana. Può darci da bere e saziarci in eterno.

Gli uomini, divenuti estranei a un Dio che hanno percepito estraneo, vanno reincontrati come la Samaritana. In modo nuziale. Partendo dal desiderio reciproco di incontrarsi!

Tutti vanno guariti/curati/amati (Teologia e Psicoterapia del Principio) e chissà che qualcuno, come l’altro Samaritano, il decimo lebbroso guarito, possa tornare riconoscente verso il suo Principio e riconoscerlo come Cristo, come Colui che ha guarito tutti (il Principio che dona il bene a tutti, anche in modo implicito e comunque sempre prima che venga riconosciuto). E allora sicuramente si sentirà dire: “Alzati”, cioè: “Sii in piedi davanti a me”; “E va”, cioè: “Non sei mio schiavo. Sei restituito a te stesso. Sei libero”. Ci si ama infatti solo alla pari, stando in piedi l’uno di fronte all’altro, ciascuno con la sua libertà e la sua individualità. I due uno. Come due sposi.

Io sono del mio amato e il suo desiderio è verso di me. Vieni amato mio…” (Ct 7, 11-12).

Ecco io vengo presto; io, il Principio e la Fine” – E lo Spirito e la Sposa dicono: “Vieni. Vieni Signore Gesù” (Ap 22, 12.13.17.20).

Mimmo Armiento, psicologo psicoterapeuta
Associazione Ingannevole come l‘amore

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