Le ricadute patogene della pornografia

Da CulturaCattolica.it

Continuiamo ad occuparci della pornografia, perché se ne parla poco, troppo poco.

Come cristiani sappiamo bene che la pornografia è un male. La “cosificazione” della donna, il racket, l’adulterio (“chiunque guarda una donna per desiderarla…”), la masturbazione (“fornicazione”), la divinizzazione del piacere venereo, ecc. Forse sappiamo meno bene che, come tutti i mali morali, essa comporta delle ricadute patogene. Ovvero che il guardare certe immagini modifica il pensiero, l’affetto e le relazioni non solo verso Dio, ma anche sul piano umano. Sul singolo individuo essa produce una dipendenza. Studi sperimentali hanno appurato che l’esposizione ai video pornografici altera gli equilibri sistema nervoso centrale in modo del tutto analogo all’utilizzo di sostanze psicotrope, come le droghe. Più uno si mette a guardarli più ne sente la necessità di farlo nuovamente. Nelle relazioni essa modifica la percezione dell’amato, che diviene un oggetto di gratificazione sensoriale, impedendo così un vero innamoramento e la gratuità dell’amore. Questo è il motivo per cui diversi matrimoni si frantumano quando di mezzo c’è la pornografia. Anche le amicizie ne risentono, poiché chi passa tante ore davanti allo schermo tende a chiudersi in sé, a perdere l’interesse per gli altri, sino a soffrire di veri e propri stati di depressione, oltre ad altre sintomatologie come gli attacchi di panico, l’eiaculatio precox o l’impotenza, i disturbi dell’attenzione.

C’è un modo per uscirne?

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