La SPERANZA tra FEDE e PSICOLOGIA

da Notiziecristiane.com

di Pasquale Riccardi

Martedì 10/07/2018

Vivere facendo appello alla speranza è una delle percezioni più frequentemente vissute ed esperite nella vita anche se del tutto ignari. Ognuno “spera” in un raggiungimento di un bene o nell’evitare di un male.
Spero di non ammalarmi; spero che il mio caro stia bene ecc… con queste affermazioni ognuno, inconsapevolmente, si affida ad un fato ad un destino ma contemporaneamente fa qualcosa per non ammalarsi e per il suo caro. In questo senso la speranza diventa sia percezione che atteggiamento nel fare. Eppure “la speranza” in psicologia è un tema ancora poco studiato in quanto vi è un filone di studio che la esulano dall’associazione all’emozione. Secondo Moritz Lazarus, psicologo esperto delle emozioni, perché troppo scarsa nello stimolare la controparte biologica e fisiologia come ad esempio la paura (Lazarus M., Psicologia dei popoli come scienza e filosofia della cultura Editore: Bibliopolis 2008). Pur tuttavia un altro filone della psicologia umanistica esistenziale affida alla “speranza” compito di supporto alla motivazione al cambiamento soprattutto in situazioni difficili. Quante volte vi è capitato di sperare un cambiamento proprio di fronte ad un evento traumatico o ad un dispiacere? Come cristiano e uomo di scienza non posso non considerare la speranza come dono più prezioso della vita perché permette di andare avanti, affrontare, reagire a situazioni difficili. Diverse volte come psicologo e psicoterapeuta ho parlato di “resilienza” quale capacità di affrontare situazioni difficili, ma come cristiano riscontro che senza speranza ogni resilienza viene meno (per l’approfondimento della resilienza vedi di Pasquale Riccardi in notiziecristane.com “Dalla resilienza la forza dello spirito” del 13 gennaio 2018; “Quando la vita ci mette alla prova” 10 giugno 2018; “Siamo sicuri che essere forti vuol dire non provare debolezza?” del 5 giugno 2018).

Dall’etimologia della parola speranza si ricollega al latino spes = speranza, a sua volta dalla radice sanscrita spa– che significa tendere verso una meta. Con “Speranza” quindi si intende quell’atteggiamento, quell’aspettativa verso un obiettivo desiderato. Trova riscontro nella tradizione cristiana un collegamento alle virtù teologali, di aspettativa di un bene futuro, di un cambiamento positivo futuro, di un fiducioso ottimismo riguardo al proprio destino ed a quello del mondo. Fra i grandi pensatori, Tommaso d’Aquino vedeva la speranza come una virtù e dunque qualcosa di molto simile alla ragione e diversa da un’emozione. Per uno psicologo, ma in generale per gli operatori dell’aiuto, la stimolazione dell’atteggiamento alla speranza può diventare uno strumento utilissimo per aiutare le persone ad affrontare un momento difficile. Occorre fare qualche precisazione per non banalizzare il concetto di speranza e ogni operatore deve essere consapevole che la speranza non è da confondersi con la passività, con l’aspettare che le cose accadono così facendo si viene meno anche a quel principio antropologico cristiano del bene e del male che è nel potere del credente scegliere (Dt 30,15-20). Quando diciamo, ad esempio che “speriamo” di riuscire a metterci a dieta o ad amare il prossimo ciò significa che dobbiamo farlo perché speranzosi nel risultato positivo. Altro aspetto significativo per l’operatore di aiuto è il
riferimento all’ incertezza.

Chi ha speranza contempla l’incertezza per cui si può dire che l’incertezza, nella speranza, è un elemento assolutamente centrale se abbinata al concetto di fede. In realtà fede e speranza potrebbero apparire simili ma in realtà l’una sostiene l’altra.

La fede riguarda l’affidamento, in quanto chi ha fede guarda alle forze superiori della Divinità, di Dio, del Signore ed è per questo che si nutre la speranza che diventa l’azione propria umana nel cambiamento o in un obiettivo. Senza la speranza, qualsiasi progetto di vita rischia il fallimento.

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