Magda Arnold psicologa cattolica

La collana che l’editore D’Ettoris dedica alla psicologia cattolica (unico esempio in Italia e, forse, in Europa) si arricchisce di un nuovo imperdibile volume: Magda Arnold, psicologa delle emozioni (D’Ettoris, Crotone 2017, 192 pp., 15,90 euro). L’autore, Stefano Parenti, decide di tratteggiare un profilo a tutto tondo della poco conosciuta autrice americana: dapprima ripercorrendo le tappe principali di una vita appassionante, segnata indelebilmente dalla conversione – punto di volta sia personale che professionale – per poi affrontare uno ad uno gli ambiti del suo contributo alla psicologia. La Arnold è stata una delle più importanti (se non la più importante) ricercatrici nel campo delle emozioni – ambito nel quale talvolta viene ricordata anche dai manuali universitari – ma si è occupata anche di memoria, di test (il celebre TAT), di psicoterapia, d’insegnamento e, non ultimo, del ruolo e del compito degli psicologi cattolici. Dalla lettura di questo piccolo testo si evince la figura di una grande personaggio: una donna certa dell’esperienza della fede, appassionata della ricerca e della clinica, al servizio della Chiesa e del bene comune.

Dalla terza di copertina. La psicologa americana Magda B. Arnold è stata una delle più importanti ricercatrici nel campo delle emozioni. La sua teoria, ancorata agli studi più avanzati nel campo della psicologia e delle neuroscienze, si fonda sulla concezione cristiana dell’uomo, in particolare sull’antropologia tomista. La sua vita è una testimonianza vivente dell’utilizzo pieno della ragione umana che, incontrando il reale, scopre le verità annunciate dalla Fede. Questa è la sua esperienza di conversione, personale e professionale, nonché il resoconto del suo contributo cristiano alla psicologia

Indice
Invito alla lettura di Roberto Marchesini
Introduzione di Martin F. Echavarria
Presentazione di Stefano Parenti
1. La vita
2. Le emozioni
3. L’immaginazione e il TAT
4. La memoria
5. La psicoterapia
6. Lo psicologo nell’apostolato intellettuale
7. La vita religiosa
8. La psicologia di padre John A. Gasson
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La vita complicata dei figli di coppie gay

Da La Nuova Bussola Quotidiana.it

La vita complicata dei figli di coppie gay

di Stefano Parenti

12-07-2017

 

“La funzione di padre e di madre è essenziale e costitutiva del percorso di crescita”. È questa la frase “incriminata”, che ha sollevato un polverone attorno allo psicoanalista Giancarlo Ricci, attualmente in attesa di essere giudicato da una commissione deontologica presso l’ordine degli psicologi della Lombardia. In quanto amico e collega non posso che offrirgli tutto il mio sostegno. Indossando gli occhiali dello studioso e del professionista mi chiedo: cosa può dire la psicologia a riguardo dell’affermazione di Ricci? In altre parole, la scienza psicologica – che sappiamo essere molto meno “pura” di tante altre scienze “dure” come la fisica e la biologia – corrobora o confuta l’affermazione sotto accusa?

Psicologia e Misericordia

Psicologia e Misericordia, di Stefano Parenti, edizioni Mimep-Docete, Pessano con Bornago 2017, 192 pp. 8 euro.

Dalla quarta di copertina: “Il testo di Stefano Parenti approfondisce le dinamiche psicologiche di chi opera e di chi riceve misericordia. Dall’analisi dell’esperienza soggettiva, emerge che la misericordia non è, in primo luogo, una capacità della persona umana, piuttosto essa origina da una Presenza che attraverso la Misericordia si manifesta”.

Indice
Prefazione di S. E. Mons. Massimo Camisasca
1. La Misericordia: una lettura psicologica
2. Il rifiuto della Misericordia
    Tre maestri del sospetto
3. L’essenza della Misericordia
    Il cuore
    Le opere
    La Misericordia è una virtù
    Un atto interno della carità
4. I prerequisiti psicologici
    L’empatia
    L’esperienza della miseria
    L’esperienza di aver ricevuto misericordia
5. L’obduratio e la Misericordia
    Il contrario della Misericordia
    Un esempio simbolico di omburatio
    Un caso particolare di obduratio: il paradosso dell’innamoramento
    La forma clinica dell’obduratio: la nevrosi
    L’obduratio è un meccanismo difensivo
6. Le sorelle della Misericordia
    Il perdono
    La compassione
    La pietà
    La giustizia
    La carità
7. L’effetto della Misericordia
8. Rinnovare la Misericordia
    Lo sforzo eroico
    Il riconoscimento della presenza di Dio

Le ricadute patogene della pornografia

Da CulturaCattolica.it

Continuiamo ad occuparci della pornografia, perché se ne parla poco, troppo poco.

Come cristiani sappiamo bene che la pornografia è un male. La “cosificazione” della donna, il racket, l’adulterio (“chiunque guarda una donna per desiderarla…”), la masturbazione (“fornicazione”), la divinizzazione del piacere venereo, ecc. Forse sappiamo meno bene che, come tutti i mali morali, essa comporta delle ricadute patogene. Ovvero che il guardare certe immagini modifica il pensiero, l’affetto e le relazioni non solo verso Dio, ma anche sul piano umano. Sul singolo individuo essa produce una dipendenza. Studi sperimentali hanno appurato che l’esposizione ai video pornografici altera gli equilibri sistema nervoso centrale in modo del tutto analogo all’utilizzo di sostanze psicotrope, come le droghe. Più uno si mette a guardarli più ne sente la necessità di farlo nuovamente. Nelle relazioni essa modifica la percezione dell’amato, che diviene un oggetto di gratificazione sensoriale, impedendo così un vero innamoramento e la gratuità dell’amore. Questo è il motivo per cui diversi matrimoni si frantumano quando di mezzo c’è la pornografia. Anche le amicizie ne risentono, poiché chi passa tante ore davanti allo schermo tende a chiudersi in sé, a perdere l’interesse per gli altri, sino a soffrire di veri e propri stati di depressione, oltre ad altre sintomatologie come gli attacchi di panico, l’eiaculatio precox o l’impotenza, i disturbi dell’attenzione.

C’è un modo per uscirne?

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Pornografia: libertà o dipendenza?

Da CulturaCattolica.it

“Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate” (C. K. Chesterton, Eretici, Lindau, Torino 2010, p. 243). La profezia di Chesterton, scritta ormai più di un secolo fa, si è da tempo avverata. Dobbiamo argomentare per testimoniare che l’aborto e l’eutanasia sono un omicidio. Che la vita gay è tutt’altro che “gaia” come il mondo omosessualista tende a farci credere. Che il gender è una ideologia e, checché ne dicano i ministri della repubblica, è ben presente nella realtà italiana. Per non parlare della pedofilia, del matrimonio “con se stessi”, de “l’amore” tra uomini ed animali, dei poliamori, dei divorzi, ecc. “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo” concludeva il grande scrittore inglese. Tra le tante piaghe che l’occidente secolarizzato sta trasformando in false virtù sotto l’egida della libertà individuale, ce n’è una che passa più silenziosamente di altre: la pornografia. Anche in questo ambito bisogna difendersi da chi, al Parlamento Europeo ad esempio, propone di cancellare la dicitura secondo cui il porno nuoce “gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori” (cfr. Ermes Dovico). Oppure da chi sostiene che non comporti conseguenze negative anche sugli adulti, come la solitudine, l’aumento dell’aggressività, l’ansia e gravi effetti nella relazione coniugale (cfr. Tommaso Scandroglio e Benedetta Frigerio). O, ancora, molto più semplicemente, da chi propone le star del porno come modelli di vita; si pensi a Eva Henger o Rocco Siffredi, onnipresenti nel palinsesto televisivo mainstream.
Se ne era occupato, con un discreto successo, l’evangelico Antonio Morra che, giusto l’anno scorso, aveva dato alle stampe il suo approfondito PornoTossina (Verso la meta, Catania 2016). Più recentemente, la laica (ma non laicista) Thérèse Hargot, ha dedicato le prime pagine del suo denso saggio sulla Gioventù sessualmente liberata (o quasi) (Sonzogno, Venezia 2017) proprio alla piaga della pornografia.
E in ambito cattolico? Quali studi, quali proposte, quali terapie?

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Psicologia e cristianesimo, un ottimo libro ne ricostruisce i rapporti

di Stefano Parenti*
*psicologo e psicoterapeuta

 

Un cristiano che voglia leggersi un buon libro di psicologia è costretto ad attuare una preventiva opera di discernimento. Deve valutare non solo i contenuti che l’autore propone, come è bene per qualsiasi tipo di lettura, ma anche le premesse, sovente implicite, che lo scritto porta con sé. Ovvero l’idea di uomo e di mondo che lo scrittore veicola attraverso le sue riflessioni.

A differenza di altri campi del sapere, in psicologia la concezione dell’uomo e della realtà costituisce un fondamento decisivo per lo sviluppo di qualsiasi discorso psicologico, ovvero sull’uomo e sulla realtà. Se, ad esempio, ritengo che le persone non siano altro che esseri poco più evoluti degli animali, descriverò i loro comportamenti come esito di dinamiche animalesche. L’amore sarà quindi il termine di un istinto, la famiglia la conseguenza di un impulso sessuale, l’amicizia una necessità utilitaristica di autoconservazione, ecc. È difficile trovare un buon libro di psicologia. Anche gli autori che si dichiarano cattolici corrono il rischio di veicolare idee aliene alla concezione cristiana dell’uomo poiché, consapevolmente o incoscientemente, approfonditamente o superficialmente, assumono le prospettive delle psicologie contemporanee.

È uscito un testo che analizza tali rischi e pone le basi per risolvere il problema. S’intitola Da Aristotele a Freud (D’Ettoris Editori 2016) ed è scritto dal professor Martin F. Echavarria, direttore del dipartimento di Psicologia e docente presso l’Università Abat Oliba di Barcellona. È un volume fondamentale.

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Chiesa e psicologia: se ne può parlare?

Dal sito Cultura Cattolica

venerdì 7 aprile 2017

Stefano Parenti replica a Mastrofini su «Chiesa e psicologia». Un confronto approfondito

In un pomeriggio di ferie dello scorso Natale, costretto a cullare per la città il mio terzogenito da poco arrivato (pena: pianti e lacrime!), trovai rifugio dal freddo presso la biblioteca comunale. Dopo aver girovagato tra alcuni reparti d’interesse, l’occhio fu attirato da “Psicologia contemporanea”, una delle riviste di psicologia più divulgate. Solitamente evito tali letture, perché sono il veicolo di concezioni alquanto discutibili, al di là della facciata apparentemente “scientifica”. Il direttore del numero che presi tra le mani era ancora la celebre Anna Oliverio Ferraris, la quale ha più volte proposto ricostruzioni storiche opinabili nei confronti del cristianesimo e del medioevo. Ricordo, ad esempio, un suo libro in cui si trovano i seguenti giudizi: “Per quanto riguarda l’impegno nel mondo, la posizione dei primi cristiani assomiglia a quella dei filosofi stoici romani. […] Il valore infinito dell’individuo cristiano era direttamente connesso alla svalutazione delle cose di questo mondo […]. Una tappa importante per l’impegno attivo dell’uomo nel mondo occidentale è rappresentata dalla riforma protestante, e in particolare dal ruolo svolto da Calvino (1509-1564). Con lui declina il dualismo presente fino a quel momento nel mondo occidentale cristiano […]” (Anna Oliverio Ferraris, La ricerca dell’identità, Giunti, Firenze 2002, pp. 46-48). Nonostante, dunque, una certa diffidenza, non potei evitare d’interessarmi ad uno degli ultimi articoli del numero di maggio-giugno del 2016, dal titolo: “Chiesa, teologia, psicologia. I perché di un difficile dialogo”. Lo lessi cullando la carrozzina e poi ne richiesi una copia, per studiarlo con calma.

L’autore, Fabrizio Mastrofini, è psicologo e giornalista, autore di numerose pubblicazioni divulgative, molte delle quali riguardanti la Chiesa, ad esempio: Preti sul lettino (Giunti, 2010), Testimoni nell’era digitale. Comunicazione e vita consacrata (Rogate, 2010), Preti e suore oggi (con Giuseppe Crea, EDB 2012), Ratzinger per non credenti (Laterza, 2007), Per sempre? Come sono cambiati frati e suore in Italia (Cantagalli, 2009), Sette regole per una parrocchia felice (EDB 2016), Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza, 2006).
Al di là delle referenze, la riflessione di Mastrofini mi lasciò alquanto perplesso. Analizziamone i due punti principali.

Perché una psicologia cattolica?

Dal testo: Aristotele, san Tommaso d’Aquino e la psicologia clinica, scritto da Roberto Marchesini (edizioni D’Ettoris, Crotone 2015, pp. 7-26).

Presentazione
di Stefano Parenti

[…] la visione antropologica, da cui muovono numerose correnti nel campo delle scienze psicologiche del tempo moderno, è decisamente, nel suo insieme, inconciliabile con gli elementi essenziali dell’antropologia cristiana, perché chiusa ai valori e significati che trascendono il dato immanente e che permettono all’uomo di orientarsi verso l’amore di Dio e del prossimo come sua ultima vocazione”.

San Giovanni Paolo II, L’incapacità psichica e le dichiarazione di nullità del matrimonio. Discorso al Tribunale della Rota Romana, AAS, LXXIX (1987) 1453-1459.

È per me un onore introdurre quest’ultima opera dell’amico e collega Roberto Marchesini. Un libro che può apparire esile nel peso e facile nella lettura, eppure in grado di nascondere una saggezza d’incredibile profondità. Molte verità necessitano di poche e semplici parole. Dio si presentò a Mosè sinteticamente: “Io sono Colui che sono1. A Socrate bastò un paradosso, così tipico della sua maieutica, per sconfiggere i sofisti: “So di non sapere2. San Benedetto gettò le fondamenta dell’Europa con due imperativi: “Ora et labora3. Molte delle esperienze più importanti si nascondono all’interno di forme semplici, persino banali. La vita, ad esempio, si manifesta attraverso una fragile margherita di campo. L’amore, nei gesti umili e quotidiani di una moglie che lava il bucato e prepara la cena. Cristo, centro del cosmo e della storia, addirittura attraverso un modesto pezzo di pane. L’apparenza nasconde una sostanza più profonda. È necessario oltrepassare la superficie per raggiungere l’essenza. In questa introduzione desidero accompagnare il lettore ai contenuti latenti delle pagine seguenti. Leggi tutto “Perché una psicologia cattolica?”