La vita complicata dei figli di coppie gay

Da La Nuova Bussola Quotidiana.it

La vita complicata dei figli di coppie gay

di Stefano Parenti

12-07-2017

 

“La funzione di padre e di madre è essenziale e costitutiva del percorso di crescita”. È questa la frase “incriminata”, che ha sollevato un polverone attorno allo psicoanalista Giancarlo Ricci, attualmente in attesa di essere giudicato da una commissione deontologica presso l’ordine degli psicologi della Lombardia. In quanto amico e collega non posso che offrirgli tutto il mio sostegno. Indossando gli occhiali dello studioso e del professionista mi chiedo: cosa può dire la psicologia a riguardo dell’affermazione di Ricci? In altre parole, la scienza psicologica – che sappiamo essere molto meno “pura” di tante altre scienze “dure” come la fisica e la biologia – corrobora o confuta l’affermazione sotto accusa?

Benedetta psicologia

Da Avvenire

Antonio Giuliano venerdì 16 giugno 2017
 
Il culto della psicoanalisi ha finito per soppiantare secoli di riflessione cattolica sulla psiche. Lo studioso Echavarría riscopre i grandi maestri dell’anima.
Se c’è un campo del sapere che considera il cattolicesimo come una pianta ostile questi è la psicologia. Non a caso gran parte delle correnti psicologiche contemporanee sono contrarie a una visione cristiana dell’uomo, come già denunciava Giovanni Paolo II anni fa.Un pregiudizio che ha contribuito non solo alla crisi dell’uomo moderno, ma ha finito per abbagliare gli stessi studiosi credenti: «I cattolici impegnati nel mondo della psicologia hanno preferito anteporre la fede per Freud o per qualche altro capo scuola al Magistero della Chiesa». Così scrive lo psicologo Stefano Parenti nella prefazione a un libro controcorrente Da Aristotele a Freud. Saggio di storia della psicologia (D’Ettoris Editori, pagine 158, euro 14,90).L’autore è Martín F. Echavarría, accademico spagnolo dell’Università di Barcellona e di Navarra che da anni è impegnato a recuperare la grande tradizione antica e medievale rifiutata dalla modernità con particolare riguardo alla lezione di Tommaso d’Aquino.

Secondo lo psicologo spagnolo dietro le origini anti-cristiane della psicoterapia contemporanea ci sarebbe l’influenza decisiva di Friedrich Nietzsche, lui è il mandante teorico della rottura con la tradizione e Sigmund Freud, l’esecutore materiale con la sua psicoanalisi.Due visioni contrapposte dell’uomo si sono infatti sviluppate nella civiltà occidentale: da un lato l’antropologia formulata su basi razionali, dalla filosofia greca e da Aristotele in particolare, integrata dal cristianesimo; dall’altra una naturalista e materialista, elaborata nell’antichità ma che ha avuto un ruolo sempre più egemone negli ultimi secoli e ha trovato sbocco nell’opera di Freud: «L’uomo nulla di più è, e nulla di meglio, dell’animale… Le sue successive acquisizioni non consentono di cancellare le testimonianze di una parità che è data tanto nella sua struttura corporea, quanto nella sua disposizione psichica». L’approccio della psicoanalisi, ripreso da altre correnti, ha finito, spiega il libro, per preparare il terreno alla rivoluzione sessuale, al femminismo radicale e alla distruzione della famiglia tradizionale.Una visione che ha screditato secoli e secoli di riflessione psicologica cristiana sull’uomo e sulla sua unicità. Echavarrìa arriva allora a tracciare uno straordinario albero genealogico, in cui, con buona pace degli intellettuali laicisti, spiccano anche santi e dottori della Chiesa.Una galleria insospettabile che risale sino ai Padri del deserto, soprattutto Evagrio Pontico e Giovanni Cassiano e alle loro descrizioni dei difetti e delle malattie spirituali (e mentali). «Particolarmente interessante rispetto alla prassi della psicologia – scrive lo studioso spagnolo – è il loro trattamento delle otto “passioni”, che nella tradizione orientale equivalgono ai sette vizi capitali della tradizione occidentale (iniziata da san Gregorio Magno); soprattutto le loro osservazioni sulle passioni della tristezza e dell’accidia». Un posto di rilievo in questa cronologia spetta senza dubbio a sant’Agostino con le sue Confessioni in cui scandaglia i temi della memoria e del tempo, o col De Trinitate, in cui tutta la vita mentale è vista come riflesso della Trinità: «Si tratta di una psicologia che parte dall’interiorità dell’anima, per elevarsi all’amore e alla contemplazione di Dio, suo Creatore, però che non ignora le sue contraddizioni e debolezze». E se lo stesso san Gregorio Magno nelle sue opere mostra «eccellenti doti psicologiche» è il Medioevo a elaborare una sintesi imprescindibile.

Brillano altri giganti della cristianità, come sant’Alberto Magno il quale «facilitò enormemente l’assimilazione di Aristotele che giungerà al culmine con il suo discepolo san Tommaso d’Aquino». Quanto a quest’ultimo, grande dottore della Chiesa, a proposito delle sue elaborazioni psicologiche dirà lo psicanalista tedesco Erich Fromm: «In Tommaso d’Aquino si incontra un sistema psicologico da cui si può probabilmente apprendere di più che dalla gran parte degli attuali manuali di tale disciplina; si incontrano in esso trattati interessantissimi e molto profondi di temi come il narcisismo, la superbia, l’umiltà, la modestia, i sentimenti d’inferiorità, e molti altri». Ma autentici «psicologi del profondo» sono anche mistici raffinati come il venerabile Giovanni Taulero, il beato Giovanni Ruysbroeck, Jean Gerson, cancelliere dell’Università di Parigi, Ugo di Balma, Enrico Herp, Dionisio il Certosino, l’autore dell’Imitazione di Cristo, fino ai vertici toccati da santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce. E che dire di sant’Ignazio di Loyola, i cui Esercizi Spirituali «sono un grande esempio di profondità psicologica, che gli è riconosciuta da autori differenti come Carl Gustav Jung».Non è allora un caso che il “killer” teorico di questa tradizione sia stato il filosofo tedesco Nietzsche che considerava il santo come «la specie più grave di nevrotico».

L’ostracismo anti-cristiano dei secoli moderni ha fatto sì che «il più importante se non l’unico psicoterapeuta cattolico del Novecento» sia stato allora Rudolf Allers. Lo studioso austriaco era fermamente convinto che la psicologia e la psichiatria per essere davvero efficaci dovevano avere una solida base metafisica.L’ultimo pregiudizio sfatato da Echavarría è quello secondo cui il Magistero della Chiesa non abbia trattato in maniera organica la psicologia. Basta invece attingere ai pronunciamenti di Pio XII per essere smentiti: il pontefice confutò apertamente la psicoanalisi che riduceva l’uomo a livello dell’animale, a un essere tutto pulsione e immaginazione. E tratteggiò una visione alternativa ridando il giusto peso alla ragione e alla volontà che guidano “dall’alto” la vita psichica umana.

La «psicoterapia dall’alto» di Pio XII non fa altro che riprendere la grande tradizione psicologica cristiana. Un patrimonio che oggi potrebbe fornire la chiave a una società secolarizzata e in crisi che «dissolve le relazioni umane fondamentali alla base dello sviluppo della personalità sana e matura ed è terreno fertile di sempre più squilibri psichici: ansia, depressione, anoressia, dipendenze». Sotto il lettino dello psicoanalista è stato sotterrato un tesoro.

Psicologia e cristianesimo, un ottimo libro ne ricostruisce i rapporti

di Stefano Parenti*
*psicologo e psicoterapeuta

 

Un cristiano che voglia leggersi un buon libro di psicologia è costretto ad attuare una preventiva opera di discernimento. Deve valutare non solo i contenuti che l’autore propone, come è bene per qualsiasi tipo di lettura, ma anche le premesse, sovente implicite, che lo scritto porta con sé. Ovvero l’idea di uomo e di mondo che lo scrittore veicola attraverso le sue riflessioni.

A differenza di altri campi del sapere, in psicologia la concezione dell’uomo e della realtà costituisce un fondamento decisivo per lo sviluppo di qualsiasi discorso psicologico, ovvero sull’uomo e sulla realtà. Se, ad esempio, ritengo che le persone non siano altro che esseri poco più evoluti degli animali, descriverò i loro comportamenti come esito di dinamiche animalesche. L’amore sarà quindi il termine di un istinto, la famiglia la conseguenza di un impulso sessuale, l’amicizia una necessità utilitaristica di autoconservazione, ecc. È difficile trovare un buon libro di psicologia. Anche gli autori che si dichiarano cattolici corrono il rischio di veicolare idee aliene alla concezione cristiana dell’uomo poiché, consapevolmente o incoscientemente, approfonditamente o superficialmente, assumono le prospettive delle psicologie contemporanee.

È uscito un testo che analizza tali rischi e pone le basi per risolvere il problema. S’intitola Da Aristotele a Freud (D’Ettoris Editori 2016) ed è scritto dal professor Martin F. Echavarria, direttore del dipartimento di Psicologia e docente presso l’Università Abat Oliba di Barcellona. È un volume fondamentale.

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Il mio psicologo si chiama Gesù

Da Psicologia e Cattolicesimo

“Chi non conosce Carlo Nesti?” – mi ha domandato retoricamente un amico. Io non lo conosco, o meglio, non lo conoscevo! Non sapevo che fosse lui il telecronista di tante partite della Nazionale di calcio. Sapevo, invece, che era l’autore di un libro che per tanto tempo ho addocchiato in libreria: Il mio psicologo si chiama Gesù. Ma anche per quanto riguarda il libro navigavo nell’ignoranza: pensavo fosse uno di quei testi, scritti da psicologi o sacerdoti, che mescolano (giustamente) spiritualità e psicologia, ma in modo confuso e criticabile. Niente di tutto ciò. Carlo Nesti non è uno psicologo, né un sacerdote, cioè non un addetto-ai-lavori, ma un giornalista tout-court. E il suo libro non propone né una psicologia spicciola, ridotta a banale consigliera di pratiche ascetiche ad essa indipendenti, né una direzione spirituale disincarnata. Si tratta, molto semplicemente, di ciò che il Vangelo dice a proposito di alcune parole (psicologiche) della vita quotidiana: pensieri, distacco, volontà, autostima, perdono, giudizio, paura, morte, spirito, amore e tante altre.
L’autore precisa all’inizio del testo che: “Questo libro è stato scritto, interamente, nella memoria di un palmare telefonico, in auto, in aereo, in treno, e persino in piedi, camminando”. Ed aggiunge: “E’ la dimostrazione che qualsiasi momento, anche quello più insolito, è propizio per raccogliersi in se stessi, e pregare”. Dunque qualcosa di molto più di una semplice raccolta di brani che, in questa ultima edizione (la prima risale al 2013) si amplia dalle fonti del Vangelo ai passi più significativi di tutta la Bibbia. Un percorso personale, una testimonianza di fede vissuta con i mezzi e gli strumenti del terzo millennio. Perché la cosa più importante è incontrare e vivere l’esperienza di Cristo, come premette l’autore: “Dedicato a tutti coloro che hanno vissuto, vivono e vivranno con le ultime parole di Gesù, prima di salire in cielo, nel cuore e nella testa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”.

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Aristotele, San Tommaso e la psicologia clinica

«Il merito di Roberto Marchesini è di mostrare come la conoscenza dell’antropologia tomista aiuti il professionista a comprendere più chiaramente ciò che incontra e ad individuare una modalità d’intervento pratico che sia conforme alla ragione e alla Rivelazione.

La trilogia di Marchesini sul rapporto tra psicologia e cattolicesimo, iniziata con Psicologia e cattolicesimo e proseguita con La psicologia e san Tommaso d’Aquino giunge ora a compimento con il presente scritto.

Egli prosegue l’opera di numerosi autori ignorati dalla psicologia ufficiale che hanno tentato di comprendere il disagio, la sofferenza, il disturbo psichico con i principi della filosofia tomista.

Benché i passi mancanti siano molti di più di quelli fatti, l’approccio tomista ha il merito di fare chiarezza su numerosi punti oscuri che il riduzionismo delle psicologie e la varietà quasi antinomica della selva delle psicoterapie impediscono di chiarire».

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La psicologia e san Tommaso d’Aquino

La psicologia tomista, in genere definita “psicologia razionale”, è sempre Stata vista come appartenente ad un mondo completamente diverso (quello filosofico) rispetto a quello della psicologia clinica; per questo Motivo la psicologia clinica ha sempre ignorato la “psicologia razionale”, Reputandola inutile.

Padre Duynstee e gli psicologi cattolici Anna Terruwe e Conrad Baars hanno invece avuto il coraggio di prendere in Seria considerazione la psicologia tomista e di inquadrare, tramite questa Visione antropologica, i principali disturbi clinici. Roberto Marchesini espone in modo sintetico ma esaustivo il lavoro di questi tre autori, rendendolo per la prima volta accessibile in lingua Italiana.

Qui una recensione approfondita.

Psicologia e Cattolicesimo

Allers è considerato uno dei più lucidi ed efficaci critici del sistema psicoanalitico freudiano – Louis Jugnet l’ha definito «l’anti-Freud». All’idea di uomo scisso sia al suo interno che dal mondo, Allers contrappone quella di uomo come un “intero”, ossia una interrelazione di parti non separabili l’una dalle altre e strettamente interconnesse tra loro.

Inoltre, l’uomo è intimamente legato al mondo che lo circonda. La presente opera, edita a Londra nel 1932, costituisce – insieme a The Successful Error del 1940 – la pars destruens del lavoro di Allers. In questo lavoro l’intellettuale cattolico prende in esame le basi teoriche di quelle che all’inizio del secolo scorso venivano chiamate le “nuove psicologie” – la psicoanalisi freudiana e la psicologia individuale di Adler – in contrapposizione alla psicologia sperimentale della fine del diciannovesimo secolo.

Qui una recensione approfondita.

Codice cavalleresco per uomini del terzo millennio

Il nuovo imperdibile libro (cattolico) di Roberto Marchesini!

La parola più usata per descrivere l’ora presente è forse «crisi». Crisi economica, che dura ormai da quasi un decennio; crisi geopolitica, per la quale è sempre più difficile prevedere l’esito finale; crisi sociale, per cui vivere diventa sempre più difficile. Ma accanto a queste crisi, e forse all’origine di esse, c’è la crisi morale.
Non è solo una «crisi dei valori», come spesso si legge: l’edonista uomo occidentale contemporaneo sembra vivere in un vuoto morale. È libero di vivere secondo il proprio gusto, ma di questa libertà non sa che farsene. Avuto il suo piatto di lenticchie (l’ultimo modello di smartphone, lo status symbol del momento) si guarda intorno smarrito e angosciato.
C’è altro, nella vita? Può aspirare a qualcosa di meglio?
Come scriveva Goethe, «Vivere secondo il proprio gusto è da plebeo; l’animo nobile aspira a un ordine e a una legge».
Per tutti gli uomini che aspirano a un ordine e ad una legge, Roberto Marchesini propone questo Codice cavalleresco per l’uomo del terzo millennio.
Per pochi fortunati, per un manipolo di fratelli.

Per altre informazioni e ben tre recensioni (Costanza Miriano, Giulia Tanel della Nuova Bussola Quotidiana e Gelsomino del Guercio di Aletheia) clicca qui.