Caso Ricci, il doppio gioco di Avvenire

Da La Nuova Bussola Quotidiana

Applausi. Applausi a scena aperta. Quando è giusto è giusto: bisogna riconoscere la bravura. Difendere uno psicologo nel mirino del suo ordine professionale per aver sostenuto che un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà, e allo stesso tempo cogliere l’occasione per promuovere l’omosessualità e l’ideologia del gender (quella buona ovviamente). Bisogna avere classe non c’è dubbio. E il quotidiano Avvenire, “voce” della Conferenza episcopale italiana, in questo non è secondo a nessuno.

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Psicologo cattolico, per te niente pazienti gay

In questi giorni c’è molto dibattito attorno ai temi dell’omosessualità e, come dice Andrea Zambrano in questo articolo importante, agli psicologi cattolici.

Da La Nuova Bussola Quotidiana

L’Ordine degli psicologi è pesantemente invischiato in una subdola campagna di “correzione” e intimidazione di quei terapisti che si oppongono all’omosessualismo dilagante. Il caso dello psicologo Giancarlo Ricci finito sotto procedimento dell’ordine della Lombardia per aver sostenuto in una trasmissione tv come la funzione di padre e madre sia essenziale nella crescita del bambino, è soltanto la punta dell’iceberg di un atteggiamento totalitario che si sta sviluppando in seno all’ordine, che apre le porte a terapisti molto influenti, ma decisamente non obiettivi nel loro lavoro, se non altro perché sono attivisti Lgbt.

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Pornografia. Guarire si può!

Da La Nuova Bussola Quotidiana

Come ha scritto la Nuova BQ anche la settimana scorsa e il Timone nel numero di maggio, la pornografia è ormai un’emergenza, purtroppo ignorata. Grazie a PuridiCuore, un’associazione che promuove l’integrità delle relazioni umane e combatte la pornografia, comincerà a Roma, una serie di conferenze di Peter Kleponis, psicoterapeuta, e padre Sean Kilcawley, sacerdote, due esperti internazionali del problema pornografia. Dopo Roma saranno a Milano, Verona, Como, Palermo e Perugia. Abbiamo intervistato Peter Kleponis.

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Pornografia: libertà o dipendenza?

Da CulturaCattolica.it

“Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate” (C. K. Chesterton, Eretici, Lindau, Torino 2010, p. 243). La profezia di Chesterton, scritta ormai più di un secolo fa, si è da tempo avverata. Dobbiamo argomentare per testimoniare che l’aborto e l’eutanasia sono un omicidio. Che la vita gay è tutt’altro che “gaia” come il mondo omosessualista tende a farci credere. Che il gender è una ideologia e, checché ne dicano i ministri della repubblica, è ben presente nella realtà italiana. Per non parlare della pedofilia, del matrimonio “con se stessi”, de “l’amore” tra uomini ed animali, dei poliamori, dei divorzi, ecc. “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo” concludeva il grande scrittore inglese. Tra le tante piaghe che l’occidente secolarizzato sta trasformando in false virtù sotto l’egida della libertà individuale, ce n’è una che passa più silenziosamente di altre: la pornografia. Anche in questo ambito bisogna difendersi da chi, al Parlamento Europeo ad esempio, propone di cancellare la dicitura secondo cui il porno nuoce “gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori” (cfr. Ermes Dovico). Oppure da chi sostiene che non comporti conseguenze negative anche sugli adulti, come la solitudine, l’aumento dell’aggressività, l’ansia e gravi effetti nella relazione coniugale (cfr. Tommaso Scandroglio e Benedetta Frigerio). O, ancora, molto più semplicemente, da chi propone le star del porno come modelli di vita; si pensi a Eva Henger o Rocco Siffredi, onnipresenti nel palinsesto televisivo mainstream.
Se ne era occupato, con un discreto successo, l’evangelico Antonio Morra che, giusto l’anno scorso, aveva dato alle stampe il suo approfondito PornoTossina (Verso la meta, Catania 2016). Più recentemente, la laica (ma non laicista) Thérèse Hargot, ha dedicato le prime pagine del suo denso saggio sulla Gioventù sessualmente liberata (o quasi) (Sonzogno, Venezia 2017) proprio alla piaga della pornografia.
E in ambito cattolico? Quali studi, quali proposte, quali terapie?

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I disagi dell’anima e l’esorcismo

Qualche tempo fa abbiamo informato circa il convegno degli esorcisti a Roma, a cui partecipano (anche come relatori) anche degli psicologi. Ora vi segnaliamo un libro d’importanza sull’argomento, scritto da un sacerdote, Silvio Zonin, e da Alberto D’Auria, psicoterapeuta che è stato presente ad Assisi e fa parte della segreteria del Laboratorio. La presentazione è scritta da Renzo Bonetti, che non ha bisogno di presentazione. Il tema è la “liberazione” e la guarigione interiore nel percorso pastorale e terapeutico.

Qui di seguito una sinossi.

Puri di Cuore

La pornografia è una piaga del nostro tempo. A volte nemmeno la si riconosce, né si conoscono i suoi effetti, simili a quelli di una vera e propria droga. Ma anche quando si coglie il problema…come affrontarlo?

Ebbene c’è un’associazione in Italia che si occupa di questo tema. Si chiama Puri di cuore, che promuove una cultura dell’integrità.

Psicologia e cristianesimo, un ottimo libro ne ricostruisce i rapporti

di Stefano Parenti*
*psicologo e psicoterapeuta

 

Un cristiano che voglia leggersi un buon libro di psicologia è costretto ad attuare una preventiva opera di discernimento. Deve valutare non solo i contenuti che l’autore propone, come è bene per qualsiasi tipo di lettura, ma anche le premesse, sovente implicite, che lo scritto porta con sé. Ovvero l’idea di uomo e di mondo che lo scrittore veicola attraverso le sue riflessioni.

A differenza di altri campi del sapere, in psicologia la concezione dell’uomo e della realtà costituisce un fondamento decisivo per lo sviluppo di qualsiasi discorso psicologico, ovvero sull’uomo e sulla realtà. Se, ad esempio, ritengo che le persone non siano altro che esseri poco più evoluti degli animali, descriverò i loro comportamenti come esito di dinamiche animalesche. L’amore sarà quindi il termine di un istinto, la famiglia la conseguenza di un impulso sessuale, l’amicizia una necessità utilitaristica di autoconservazione, ecc. È difficile trovare un buon libro di psicologia. Anche gli autori che si dichiarano cattolici corrono il rischio di veicolare idee aliene alla concezione cristiana dell’uomo poiché, consapevolmente o incoscientemente, approfonditamente o superficialmente, assumono le prospettive delle psicologie contemporanee.

È uscito un testo che analizza tali rischi e pone le basi per risolvere il problema. S’intitola Da Aristotele a Freud (D’Ettoris Editori 2016) ed è scritto dal professor Martin F. Echavarria, direttore del dipartimento di Psicologia e docente presso l’Università Abat Oliba di Barcellona. È un volume fondamentale.

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Incantevole come l’amore. Corso per sposi.

FACCIAMO IL TAGLIANDO… al nostro matrimonio?

“Incantevole come l’amore” è un corso per sposi.
Un’occasione imperdibile
– per metter fuori dal cassetto i sogni che vi abbiamo lasciato dentro;
– per conoscerci e rispettarci come maschi e come femmine;
– per far rifiorire la sessualità;
– per smettere di trasformare la vita di casa in un turno di lavoro in fabbrica;
– per imparare ad usare le braccia per abbracciare, le mani per accarezzare, le labbra per baciare, la bocca per sussurrare parole d’amore;
– per perdonarci e perdonare;
– per de-satellizzarci (ancora) dai nostri genitori;
– per imparare a sabotare insieme i nostri Sabotatori interiori; Leggi tutto “Incantevole come l’amore. Corso per sposi.”

Chiesa e psicologia: se ne può parlare?

Dal sito Cultura Cattolica

venerdì 7 aprile 2017

Stefano Parenti replica a Mastrofini su «Chiesa e psicologia». Un confronto approfondito

In un pomeriggio di ferie dello scorso Natale, costretto a cullare per la città il mio terzogenito da poco arrivato (pena: pianti e lacrime!), trovai rifugio dal freddo presso la biblioteca comunale. Dopo aver girovagato tra alcuni reparti d’interesse, l’occhio fu attirato da “Psicologia contemporanea”, una delle riviste di psicologia più divulgate. Solitamente evito tali letture, perché sono il veicolo di concezioni alquanto discutibili, al di là della facciata apparentemente “scientifica”. Il direttore del numero che presi tra le mani era ancora la celebre Anna Oliverio Ferraris, la quale ha più volte proposto ricostruzioni storiche opinabili nei confronti del cristianesimo e del medioevo. Ricordo, ad esempio, un suo libro in cui si trovano i seguenti giudizi: “Per quanto riguarda l’impegno nel mondo, la posizione dei primi cristiani assomiglia a quella dei filosofi stoici romani. […] Il valore infinito dell’individuo cristiano era direttamente connesso alla svalutazione delle cose di questo mondo […]. Una tappa importante per l’impegno attivo dell’uomo nel mondo occidentale è rappresentata dalla riforma protestante, e in particolare dal ruolo svolto da Calvino (1509-1564). Con lui declina il dualismo presente fino a quel momento nel mondo occidentale cristiano […]” (Anna Oliverio Ferraris, La ricerca dell’identità, Giunti, Firenze 2002, pp. 46-48). Nonostante, dunque, una certa diffidenza, non potei evitare d’interessarmi ad uno degli ultimi articoli del numero di maggio-giugno del 2016, dal titolo: “Chiesa, teologia, psicologia. I perché di un difficile dialogo”. Lo lessi cullando la carrozzina e poi ne richiesi una copia, per studiarlo con calma.

L’autore, Fabrizio Mastrofini, è psicologo e giornalista, autore di numerose pubblicazioni divulgative, molte delle quali riguardanti la Chiesa, ad esempio: Preti sul lettino (Giunti, 2010), Testimoni nell’era digitale. Comunicazione e vita consacrata (Rogate, 2010), Preti e suore oggi (con Giuseppe Crea, EDB 2012), Ratzinger per non credenti (Laterza, 2007), Per sempre? Come sono cambiati frati e suore in Italia (Cantagalli, 2009), Sette regole per una parrocchia felice (EDB 2016), Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza, 2006).
Al di là delle referenze, la riflessione di Mastrofini mi lasciò alquanto perplesso. Analizziamone i due punti principali.

Il mio psicologo si chiama Gesù

Da Psicologia e Cattolicesimo

“Chi non conosce Carlo Nesti?” – mi ha domandato retoricamente un amico. Io non lo conosco, o meglio, non lo conoscevo! Non sapevo che fosse lui il telecronista di tante partite della Nazionale di calcio. Sapevo, invece, che era l’autore di un libro che per tanto tempo ho addocchiato in libreria: Il mio psicologo si chiama Gesù. Ma anche per quanto riguarda il libro navigavo nell’ignoranza: pensavo fosse uno di quei testi, scritti da psicologi o sacerdoti, che mescolano (giustamente) spiritualità e psicologia, ma in modo confuso e criticabile. Niente di tutto ciò. Carlo Nesti non è uno psicologo, né un sacerdote, cioè non un addetto-ai-lavori, ma un giornalista tout-court. E il suo libro non propone né una psicologia spicciola, ridotta a banale consigliera di pratiche ascetiche ad essa indipendenti, né una direzione spirituale disincarnata. Si tratta, molto semplicemente, di ciò che il Vangelo dice a proposito di alcune parole (psicologiche) della vita quotidiana: pensieri, distacco, volontà, autostima, perdono, giudizio, paura, morte, spirito, amore e tante altre.
L’autore precisa all’inizio del testo che: “Questo libro è stato scritto, interamente, nella memoria di un palmare telefonico, in auto, in aereo, in treno, e persino in piedi, camminando”. Ed aggiunge: “E’ la dimostrazione che qualsiasi momento, anche quello più insolito, è propizio per raccogliersi in se stessi, e pregare”. Dunque qualcosa di molto più di una semplice raccolta di brani che, in questa ultima edizione (la prima risale al 2013) si amplia dalle fonti del Vangelo ai passi più significativi di tutta la Bibbia. Un percorso personale, una testimonianza di fede vissuta con i mezzi e gli strumenti del terzo millennio. Perché la cosa più importante è incontrare e vivere l’esperienza di Cristo, come premette l’autore: “Dedicato a tutti coloro che hanno vissuto, vivono e vivranno con le ultime parole di Gesù, prima di salire in cielo, nel cuore e nella testa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”.

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